Pro Loco Felino - Venerdì, 23 Giugno 2017


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Cumières è un comune francese di 851 abitanti situato nel dipartimento della Marna nella regione della Champagne-Ardenne.
Stato Francia
Regione Champagne-Ardenne
Dipartimento Marna
Arrondissement Reims
Cantone Épernay

Cumières wiki
Site du Tourisme à Cumières




barbiano

Posto ad un'altitutdine di circa 400 metri s/m, Barbiano è la frazione che si trova nella parte più elevata del comune di Felino
"il Poggio di Barbiano merita che l' osservator vi porti il passo": così sul finire del '700 Lorenzo Molossi scriveva nel suo "Vocabolario topografico", e davvero Barbiano merita ancora oggi quelle parole, soprattutto per quanto riguarda la "naturale amenità del luogo"ed i prodotti di un'agricoltura praticata con passione. Anche Maria Luigia amava queste colline, tanto che lo stesso Molossi cita un monumento, oggi perduto, qui collocato per far memoria del "dì in che la Maestà di Maria Luigia vi andò a ricreare lo sguardo".


Da visitare
Antica Pieve, oggi in fase di restauro per rimediare agli ingenti danni dell' ultimo terremoto, della quale si trovano tracce nei documenti a partire dalla seconda metà del 1200.
Qui si trovavano dipinti databili a partire dal XVII secolo, due altari lignei e interessanti paramenti sacri.

   


casale

Posto nel territorio del comune di Felino, ma legato a Carignano per quanto riguarda la suddivisione ecclesiastica, è un piccolo borgo alle porte di Felino.

Da visitare
Oratorio di S.Rocco: la sua costruzione risale alla seconda metà del '500, è un piccolo edificio ad una sola navata, nel quale si conserva un prezioso trittico.

   


San Michele De Gatti

Posto lungo la strada provinciale per Calestano, la frazione si trova ad un' altitudine di poco superiore ai 200 metri ed è attraversata dal cosiddetto Canale del Vescovo.


Da visitare
La piccola Chiesa Parrocchiale è citata nei documenti a partire dal 1100. E' stata rifatta in età barocca.
A poca distanza, lungo la provinciale, si trova il piccolo Oratorio di S.Giovanni Battista che ora viene utilizzato quasi esclusivamente dalla religiose dell' Istituto Orsoline.

   


San Michele Tiorre

La frazione di S.Michele Tiorre si trova lungo la strada che collega Felino capoluogo con la provinciale per Langhirano ad una altitudine di poco meno di 20 m s/m.
Anticamente il territorio di S.Michele era dominato dal castello di Tiorre, del quale oggi non restano tracce significative.


Da visitare
Chiesa parrocchiale di S.Michele della quale si trovano tracce a partire dal 1200. la chiesa è stata completamente rimaneggiata nel 1600.

   


Sant'Ilario Baganza

Piccolo centro a pochi chilometri da Felino a circa 280 m. s/m, a lato della strada che collega Felino a Calestano. Il centro del paese è raccolto intorno alla Chiesa parrocchiale, ma intorno vi sono piccole frazioni sparse: Poggio, Monticello, Soragnola, Gallignana. Il borgo ebbe grande importanza in epoca medievale, poiché si trovava in una zona stretegica lungo una strada che andava a congiungersi con la Via Romea. Tale importanza è documentata dalla bella Chiesa parrocchiale, nota certamente a partire dal Duecento, ma forse anche dal secolo precedente, e dal fatto che intorno alla Chiesa era stato costruito uno Xenodochio. Di origine antichissima, la Chiesa ha subito nel corso dei secoli trasformazioni e rifacimenti, talvolta anche impropri. Gli ultimi restauri, resi necessari dal crollo della torre campanaria per un fulmine prima e da eventi sismici poi, hanno riportato la Chiesa ad una riqualificazione davvero pregevole che ne fa una delle più belle Chiese del territorio. Per chi volesse saperne di più sull' iter e sui risultati dei restauri, rimandiamo alla rivista "Per la Val Baganza", pubblicata annualmente dal Centro Studi della Val Baganza, dell'anno 2006.


All''interno della Chiesa da vedere in particolare
- Capitelli istoriati
- Tabernacolo con l' affresco del Christus Patiens
- Battistero
-Formelle con i portatori d'acqua e la tarasca
-Pietra di S.Ilario

   


Le ville e gli edifici di rilevanza storica presenti nel Comune di Felino sono numerosi, tutte appartenenti a privati, e quindi non aperti al pubblico ma apprezzabili solo dall'esterno.

Casa del Rigoletto

Casa del Rigoletto costruita tra il 1870 e il 1880.

   


Castello di Felino

Il Castello di Felino sorge in posizione dominante e strategica su un colle distante circa 1 km dal paese. Le prime notizie certe di un "castrum" a Felino (da ricordare però l'esistenza di una "curtis" menzionata in un diploma dell'Imperatore Lodovico II del 863) risalgono al 1140, tuttavia la storia del feudo e del Castello è chiaramente documentata dal 1186, quando l'Imperatore Federico Barbarossa ne investe Guido de Ruggeri.

Con lo sposalizio di Agnese Ruggeri con Hacopo Rossi, il Castello entra nel 1325 a far parte del sistema difensivo della potente famiglia dei Rossi.

I Rossi tennero la fortezza per un centinaio di anni e proprio a loro si fa risalire la struttura attuale del Castello, la cui storia si intreccia con personaggi quali quello di Pier Maria Rossi, che lo tenne sino al 1483, anno in cui fu conquistato con l'inganno da Ludovico il Moro, il quale fece abbassare le fortificazioni e le cinte del Castello.

Il Castello passò quindi agli Sforza, ai Francesi (1499) da a Pietro di Rohan, ai Pallavicino e successivamente agli Sforza di Santa Fiora ed ai Conti Masi (1598). Nel 1612 entrò a far parte della proprietà della Camera Ducale Farnesiana e fu utilizzato dai Farnese prima e dai Borbone poi come bene per ricompensare funzionari al loro servizio. Fu infatti assegnato anche al Marchese Du Tillot che intrattenne nell'alcova del Castello una segreta relazione con la bellissima amante Anna Malaspina. Dal 1755 al 1935 fu proprietà della Mensa Vescovile, poi della famiglia Brian, della famiglia Pianzola e dei Conti del Bono. Nel 1974 l'edificio è stato acquistato dal Geom. Sergio Alessandrini, attuale proprietario, che, dopo un lungo restauro, lo mette a disposizione per esposizioni, congressi, visite guidate, convegni, pranzi e cerimonie in genere.

Il Castello oggi conserva integro lo schema quattrocentesco di pesante e robusta costruzione con mura a picco e larghi parapetti bastionati che uniscono i torrioni e con una torretta centrale a difesa dell'unica porta di ingresso, dalla quale si accedeva un tempo tramite un ponte levatoio.

Un largo e profondo fossato circonda interamente la struttura del maniero. Sulla facciata del Castello e sulla torre nord-est sono visibili i resti dei beccatelli (mensole) che sorreggevano le strutture difensive e l'apparato a sporgere fatti demolire da Ludovico il Moro.

Il mastio è posto sull'angolo nord-est e raggiunge le quota di 330 mt. s.l.m. All'interno si apre un cortile di forma quadrangolare, con pozzo centrale, delimitato da quattro corpi di fabbrica con torri quadrate agli angoli. Mentre le torri mantengono quasi inalterata l'antica struttura, i corpi di fabbrica hanno subito modifiche pesanti in tempi recenti.

La torre sud-est al primo piano offre al visitatore una grande stanza con volta ad ombrello su cui affiorano tracce di affreschi. I sotterranei sono percorribili solo nel lato nord ed ospitano l'antica cucina.

Orario d'apertura: da inizio marzo a inizio novembre sabato dalle 15,00 alle 18,00* - domenica e festivi dalle 11,00 alle 13,00 dalle 15.00 alle 18,00*
*Alle 18,00 visita guidata della durata di un'ora.
Aperto su prenotazione per gruppi (minimo 15 persone) negli altri mesi e giorni.
All'interno del Castello vi è il ristorante "Locanda della Moiana" - chiusa il lunedì e il martedì.
Il Castello effettua la chiusura estiva dal 5 al 22 agosto.
Per informazioni: 0521/336020

   


Forse un primo nucleo era già esistente tra XI e XII secolo e la tipologia (due immobili rustici a pianta rettangolare a pian terreno) rifletteva i caratteri tipici dell'epoca, ancora riscontrabili in centri rurali appenninici. In una seconda fase (fine XIV secolo) si ebbe l'accorpamento dei due nuclei; alla fine del' 500 (terza fase) si registra un assetto e un ampliamento; ulteriori modifiche si ebbero alla fine del XVIII secolo con chiarificazione delle tradizionali funzioni artigianali - commerciali dei locali di piano terra. Particolarmente significativo l'intervento di recupero, sensibile alla rivalutazione dell'antica struttura e nell'accorto inserimento di moderni materiali nella stessa pur cambiando la destinazione degli ambienti. Casermone (Via Molino) La torre centrale dell'edificio è databile al sec. XIV ma nulla si sa delle sue origini. E' presumibile si trattasse di un posto di guardia. Negli ultimi decenni fu proprietà dei fratelli Branchi i cui eredi lo cedettero con annessa villa e podere a Luigi Bocchialini. Attualmente è di proprietà dei fratelli Ughi che l'hanno trasformata in elegante residenza.



Antico e caratterIstico fabbricato risalente al sec. XIV, già di proprietà del conte Federico Caumont-Caimi, dal 1950 passato alla famiglia Adorni. Costruito in pietra fluviale è ritenuto un avamposto del Castello. Degna di nota è la bifora sullato sud, sia pure in parte manomessa nella colonnetta centrale. Gabella del Sale (Via Matteotti) Databile al secolo XIV, ebbe probabilmente funzioni di stazione daziaria oppure di posto di guardia. Tre sono le stanze che si sovrappongono e al piano terra la pavimentazione a ciottoli appare tuttora integra. Fece parte di un gruppo di torri assai vicine l 'una
all' altra ora andate distrutte. Su via Matteotti un arco a tutto sesto, ora cieco, ed una finestrella al sottotetto attualmente semichiusa, ma interessante per il davanzale in arenaria fortemente sporgente, è quanto rimane della primitiva costruzione. La famiglia Cavalieri è attualmente proprietaria dell'edificio.



Antica dimora cui la famiglia Mattioli verso il 1880 apportò sensibili modifiche. Un viale d'accesso al giardino cintato anti- stante la villa, edificio qudrangolare dall'a- spetto massiccio a due piani; la facciata pre- senta cinque finestre spaziate e quella opposta è a capanna con due lunghi spioventi. Da notarsi all'interno i soffitti incannucciati con decorazioni fine ottocento. L'edificio è circondato da vari fabbricati di servizio, alcuni dei quali di particolare rilievo. La stalla in particolare, in belle pietre squa- drate, richiama quelle di un ex-oratorio edifi- cato nel 1740 dai conti Ariani, poi passato alla famiglia Mattioli. La nobile famiglia Adorni risiedeva in zona (S. Vitale Baganza) sin dalla seconda metà del XVI secolo: è nella seconda metà del secolo scorso che Guglielmina Adorni, ultima erede della famiglia, varcò le sponde del torrente sposandosi col cav. Giuseppe Mattioli (m. 1901) la cui famiglia risiedeva a S. Ilario sin dal 1700. Fu quest'ultimo, già ufficiale nell'e- sercito Turco-Ottomanno e dal 1889 al 1891 Sindaco di Felino, a ricostruire la villa che re- ca abbinati il nome suo e della consorte e che tuttora appartiene agli eredi.



Sulla strada che dalla frazione S. Ruffino fiancheggia il torrente Baganza fino al ponte di Sala s'affaccia questa villa tetragona e massic- cia, senza altana in sommità. L'interno presenta volte a lunette decorate, il tutto segno delle ambizioni patrizie dei conti Crescini pri- mi proprietari. Alla villa, dotata di vari fabbricati rustici, è annesso un podere di circa 150 biolche (circa 50 ettari), ove vennero ritrovati, pochi anni or sono, una tomba e alcuni oggetti ritenuti di epoca romana.



Villa Branchi

Fronteggia la villa Gambara e i muri di cinta delimitano una strada un tempo chiamata "strada delle tre pietre".
E' una tipica villa primo ottocento tetragona e a due piani, ma senza altana in sommità. Pur nella sua lineare semplicità appare di una certa eleganza, resa più evidente da un'antistante giardino composto da alti cedri deodaria, aiuole ben tenute, l'immancabile peschiera circolare e l'altura che copre l'antica ex-ghiacciaia. La disposizione dell'interno è quella comune alle altre ville d'epoca: anditi centrali e stanze laterali. Esistono inoltre alcuni fabbricati minori ad uso servizio, fiancheggianti la villa, con questa simmetrici e ben armonizzati nella loro costruzione.
E' stata edificata nel 1815-20 dal dott.nob.Vincenzo Cristiani (1780-1840) di Aulla. Il dott. Vincenzo la lasciò in eredità, nel 1840, al figlio Ulisse (1834-1896) che non seppe mantenerla e la vendette nel 1888 al Sig. Anacleto Branchi fu Giovanni di Felino a "cancelli chiusi" unitamente a quattro poderi denominati "Pantaro, Broglia, Torretta, Casino": tutto il mobilio fu valutato L. 3.500. Attualmente è di proprietà della famiglia Amoretti.

   


Villa Caumont Caimi

Fra le ville più significative del felinese, situata lungo la pedemontana, si distingue Villa Caumont Caimi per il suo vasto parco disposto secondo le leggi prospettiche dei giardini francesi, sull'esempio delle corti ducali di Colorno e Sala Baganza. Sin dal 1683 il complesso è racchiuso da una lunga cinta muraria in sasso che, oltre alla villa, comprende il parco, i rustici e le scuderie. Nel 1839, il conte Francesco Caimi affidò all'architetto Giuseppe Rizzardi Pollini la trasformazione della villa in stile tardo-Impero. Il genero Henry Caumont modificò in seguito ulteriormente la villa e fece ricostruire nel 1873 dal capomastro Lodovico Tagliavini i rustici a sinistra dell'ingresso in stile nordico-goticheggiante. La villa padronale è costituita da un corpo centrale a due piani affiancato da due ali, con atrioquadriportico a pianterreno. Degna di menzione la cancellata d'ingresso in ferro battuto disposta ad emiciclo. E' tuttora abitata dai discendenti dei Conti Caimi.

   


Villa Ceci

Di fronte alla chiesetta parrocchiale si erge questa villa seicentesca la quale ha il pregio di conservare, come poche altre, inalterate le sue originarie caratteristiche costruttive ed architettoniche. Esattamente tetragona e sormontata da una torretta centrale chiusa a colombaia, è edificata in sasso a vista interclato da corduli, cornici e cornicioni in cotto, mentre le finestre al piano terreno sono munite di eleganti inferriate in ferro battuto. Cintata da un lungo muro come le ville del XVII secolo, vi si accede attualmente dal cancelletto lato sud, verso la chiesa. L'antica entrata principale si apriva sul lato nord dove si erge tuttorae un piccolo padiglione, che disponeva di un ridotto alloggio per il custode al piano superiore, il quale è stato costruito su un'arcata di ponte a cavalcione del Rio Bertone; per questo è denominato "la Venezia". L'interno della villa offre un grande andito centrale a volto, a metà del quale inizia un ampio scalone con aperture e ripiani sostenuti da arcate mozze, di bellissimo effetto. Nel primo ripiano esistono due nicchie con antiche statue in legno raffiguranti la Vergine e Santa Caterina; l'intera scala è abbellita da un'artistica ringhiera in ferro battuto. Le sale laterali sono pure a volto, con cornicioni sul pulvino e grandi camini seicenteschi.

Questo interessante edificio fu parzialmente costruito nel 1636, ampliato nel 1655 e completato in epoca successiva. E' appartenuto per alcuni secoli alla famiglia Mussi che la cedetta al Cav.Alfredo Ceci i cui figli sono gli attuali proprietari.

   


Villa Gambara

Residenza edificata in due tempi: prima del 1750 probabilmente dai fratelli Benelani e poi tra il 1817 e il 1821, mediante ristrutturazione, dal canonico Mons. Dott. Francesco Cristiani, (m. 1840) nativo e proveniente da Aulla. E' a pianta quadrangolare con torretta centrale.
E' stata restaurata una prima volta nel 1919 e recentemente riportata al suo antico splendore dall'attuale proprietario Dr. Gambara Thovazzi Luigi. E' una modesta villa a due piani, seppure di discrete proporzioni , e presenta l'unico pregio di essere rimasta inalterata nel suo interno anche con i restauri apportativi, sì da esibirsi ancora come tipico esemplare primo '800; particolarmente nel suo ambito centrale con volto a botte decorato con fascioni e con lo stemma della nobile famiglia Cristani sui due frontoni. Di rilievo anche un salotto laterale con volta a padiglione. La villa è circondata da un piccolo giardino ricco di ombre e riposante, con una montagnola che copre una antica ghiacciaia.

   


Villa Monguidi

Edificio a due piani composto di tre corpi distinti ad U, con imponente arco secentesco di accesso al cortile.
Di scarso interesse l'interno e di maggior rilievo è la cappella con cupola circolare prospiciente la strada provinciale. Eretta nel 1735 in onore di S. Giovanni Battista, ampliata con una seconda navata a mò di croce greca nel 1901 per iniziativa delle Dame Orsoline. La villa fu costruita dalla famiglia Monguidi, parmense di origine toscana, che l'abbellì di frutteti e giardini.
Passò, dopo la breve parentesi (1850-90)della proprietà Armani, alla Dame Orsoline ancora proprietarie della villa.

   

Sono diverse le Chiese di rilevanza architettonica in tutto il territorio, sia nel capoluogo che nelle frazioni.

Chiesa Arcipretale di Felino (PR)

Chiesa dedicata alla Beata Vergine della Purificazione. Viene nominata per la prima volta nel "Capitulum seu Rotulus Decimarum" del 1230; è nominata nella metà del XIV secolo nell'elenco delle chiese e pievi battesimali; fu poi nominata nel 1493, nel 1520, nel 1564. Nel 1600 venne rimaneggiata e ricorda in varie parti lo stile romanico.La cupola e la cella campanaria vennero distrutte da un fulmine nel 1896 e nuovamente rifatte. All'interno è possibile ammirare dei dipinti su tela: la Vergine col Bambino, dipinto ad olio su tela di un seguace di Clemente Ruta; la presentazione al Tempio, dipinto ad olio su tela di scuola parmigiana della prima metà del XIV secolo; Vergine e Bambino con Santi, dipinto ad olio su tela, opera del XVII secolo con cornice in stile Luigi XVI; Madonna con Bambino, dipinto ad olio su tela, databile attorno al XVIII secolo e attribuito a Clemente Ruta; San Girolamo, dipinto ad olio su tela, di scuola parmigiana, databile verso la fine del XVI secolo.

Di notevole interesse anche gli intagli in legno:mensa e paliotto d'altare databili attorno alla metà del XVIII secolo, altare con ancona, situato nella terza cappella a sinistra databile tra le fine del XVII e l'inizio del XVIII, altare in legno, di stile Luigi XVI, situato nella terza cappella di destra e databile alla seconda metà del XVIII secolo, altare con ancona, situato nella secondo cappella di destra, realizzato da ignoto nel 1751 e dipinto da Gerolamo Mazzola Bedoli.

   


Chiesa Canonica di Barbiano - Felino (PR)

Antichissima chiesa plebana ("Plebs de Zarliano) attestata per la prima volta in una pergamena del 1230 relativa alle decime, ma probabilmente già esistente prima del Mille e, con quella contigua di Arola, tra le prime circoscrizioni ecclesiastiche esistenti nella fascia collinare tra i torrenti Parma e Baganza ed estesa tra la prima fascia appenninica e il contado cittadino. Per vari secoli conservò il prestigioso statuto di chiesa battesimale alla cui giurisdizione afferivano le chiese del capoluogo, castello e altre "funzioni".

Nel 1601 vi venne fondato un beneficio sotto il titolo di M.Vergine. Riedificata completamente nel 1775 dall'Arciprete Cerdelli di Pugnetolo che le unì l'oratorio di Paderno, villa dotata di corte, cappella e castello (in una "bolla" del 1145 di Papa LucioII già si menziona una "Ecclesia de Paderno cum castro et curte").

All'interno si conservano alcuni dipinti del '700-'800, due altari ad intagli in legno della stessa epoca e un bel piviale in seta bianca con ricami in oro e colori di arte lombarda della fine del XVII secolo.

   


Chiesta di Sant'Ilario Baganza - Felino (PR)

I caratteri architettonici e plastici oltre che il sito stesso ne tradiscono l'antichissima origine. Se ne ha tuttavia la prima menzione documentata in un elenco di decime del 1230 che testimonia dell'afferenza della "Cappella Sancti Ylarii del Bagancia" alla pieve di "Zarliano" (Barbiano) sotto la cui giurisdizione rimarrà per vari secoli. Di una prima fase costruttiva (anteriore al 1322, data documentata della secona fase, cui seguì una "terza" nel 1686) si conservano pregevoli elementi romanici: due capitelli ornati da motivi vegetali e animali con scena grottesca di idromachia tipica dell'immaginario figurativo dell'epoca (XI - XII sec.); due frammenti di pietra scolpita incastonata nelle pareti interne in uno dei quali si nota una caratteristica raffigurazione di drago-serpente (cristianamente "il demonio") con tratti orsini ed equini, nell'altro due portatori di secchi; la cosidetta "pietra di S. Ilario", incastonata nel muro a ridosso della porta d'ingresso, già meta di fedeli affetti da mali reumatici, per i poteri taumaturgici di cui la si ritiene dotata grazie al patrocinio del Santo. Nei pressi della chiesa, in località "i piani", esisteva un Ospedale eretto dai crociati chiuso nel 1471 e unito all'Ospedale Maggiore di Parma.

   


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Oratorio di San Rocco a Casale - Felino (PR)

L'accogliente località di Casale di Felino, appena fuori dai confini dei Comune di Parma e già prossima alle colline, era, sino a qualche anno fa, un assolato villaggio di cinque case e altrettante famiglie; oggi, complice lo sviluppo edilizio, è diventata un elegante centro residenziale in continua espansione: fattore che ha contribuito ad accrescere rapidamente il numero degli abitanti, conferendo così all'antico «villaggio» una più compatta fisionomia di paese.

Troviamo per la prima volta il nome di Casale nei registri ducali del l560 riguardanti il catasto per il pagamento delle tasse. Quando, infatti, Parma fu eretta a ducato da Paolo III e primo duca fu Pier Luigi Farnese (1545-47), si pensò subito di istituire un catasto per il pagamento delle tasse. Questo, però, non pote avere esecuzione che nel 1560, con vari incaricati o periti distribuiti peri singoli paesi del ducato. Nelle voluminose carpette riguardanti Felino si trova anche il Casale, però con la dicitura «Casale di Carignano», così descritto: «campo assolato, servadico, aratorio, con ragione di aqua (sic) con qualchi arbori e confina da mattino a pascolo, verso nona la strada, de sera la strada montanara». E ancora: «Boschivo con pioppo, confina da mattina al medesimo, da nona con l'illustrissima marchesa Camilla Pallavicino, da sera con la Baganza, di sotto con la medesima marchesa Pallavicino».

Chi fosse la menzionata marchesa, lo si può ricavare dall'albero genealogico dei Pallavicino da cui si apprende che, nel 1502, alcuni membri divennero feudatari di Felino, ossia Girolamo, Antonmaria, Galeazzo e Ottaviano. Va tuttavia precisato che la marchesa in questione non fu mai feudataria del Casale, ma semplicemente posseditrice di beni per i quali teneva in loco un amministratore, risiedendo ella di norma a Cortemaggiore o a Busseto.

Dunque, dalla suddetta descrizione catastale, apprendiamo che il Casale di Carignano aveva poche case, poco terreno coltivabile, non ancora l'Oratorio e nessuna casa signorile, mentre la maggior parte dei terreni era di proprietà della suddetta marchesa.

Pur appartenendo al Comune di Felino, ecclesiasticamente Casale rientra nella vicina e più vasta parrocchia di Carignano il cui parroco già dal 1792, come si dirà oltre, «officia neigiorni festivi» nell'Oratorio là esistente.

Gioiello e vanto di questa «rinata» comunità è, infatti, da sempre, il piccolo, ma prezioso Oratorio dedicato a S. Rocco che si erge col caratteristico campanile isolato nella verde campagna, straordinariamente pieno di fascino nella sua semplicità. Costruito dopo la meta del '500, costituisce un bellissimo esempio di architettura minore del secolo XVI. Ha una facciata in stile romanico con elementi gotici, un bel rosone e un caratteristico fregio in cotto ad archetti intrecciati che percorre tutta la sottogronda dell'intero perimetro. L'interno, semplice e arioso, è ad un'unica navata con volta a botte e contiene uno stupendo trittico attribuito al cremonese Francesco Tacconi sopra la porta d'ingresso, raffigurante l'Annunciazione, la Trinità e la Croccifissione (1); trittico che ricorda, appunto, la più nota pittura cinquecentesca.

L'Oratorio dedicato a S. Rocco, fa supporre che sia stato eretto in occasione di una pestilenza, poichè tutti gli oratori e chiese dedicati a tale santo ebbero origne dal morbo da cui il santo è ritenuto liberatore. Il suo culto fu riconosciuto dal Concilio di Costanza nel 1414: da quella data sorsero diverse chiese a lui dedicate soprattutto nelle province di Parma e Piacenza: fu in quest'ultima città che il santo contrasse la peste ritirandosi poi a Sarmato sulla Trebbia. Cosi, tra gli altri, anche l'Oratorio del Casale dovette sorgere dopo il suddetto Concilio; lo troviamo ricordato per la prima volta nei documenti della visita di mons. Giovanni Battista Castelli, Vescovo di Rimini, alla diocesi di Parma nel 1578-79, ed è da ritenersi uno degli oratori più antichi in diocesi di Parma eretti in onore di questo santo, anche se altri ne sono stati edificati, posteriormente, però, alla peste del 1630, durante la quale la devozione al santo fu veramente intensa e spontanea. Tutto fa supporre che, a poca distanza dall'attuale Oratorio, sorgesse anche il Lazzaretto per gli appestatì e, di conseguenza, anche il cimitero per i morti di peste.

Una lapide sulla parete a destra di chi entra, dice; «Hac in aede divo Rocho sacra res divina ut quotidie peragi possit Archipresbyteri Angeli et Thomae fratrnm Cella votis — Indulsit ex Apostolica visitatione — F. Pettorelli Episcopus — Postridie non. julias MDCCLXXIX». Ossia: «Perchè ogni giorno si possa celebrare il culto divino in questo oratorio consacrato a San Rocco, il Vescovo Francesco Pettorelli (Lalatta), l'8 luglio 1779, ha risposto positivamente alle preghiere dei fratelli Cella, l'Arciprete Angelo e Tommaso». Notizie più precise sulla famiglia Cella vengono desunte dal ricco archivio parrocchiale di Carignano, da cui si apprende, appunto, che l'Oratorio di S. Rocco in Casale fu di proprietà (da data imprecisata) della suddetta famiglia la quale ottenne, nel 1779, il permesso di celebrarvi la Messa quotidiana. Nel 1792, inoltre, l'Oratorio fu donato dai fratelli Cella alla parrocchia di Carignano, perchè divenisse Oratorio pubblico, con le precise disposizioni testamentarie che seguono: «...il parroco pro tempore di Carignano tutte le feste dell'anno vada immancabilmente a celebrare la santa Messa nell'Oratorio del Casale per commodo degli abitanti di que' contorni, il medesimo nello stesso Oratorio tutte le domeniche dell'anno insegni la dottrina cristiana a quelli che concorreranno ad ascoltarla...». Nella medesima disposizione testamentaria, sono inoltre espressi alcuni «obblighi» circa la festa di S. Rocco: «...i Parochi pro tempore siano tenuti in perpetuo a celebrare ogni anno nell'Oratorio del Casale la festa del glorioso san Rocco cadente il 16 agosto di ogni anno colla convenevole decenza, e siano celebrate nella detta festa nello stesso Oratorio almeno dieci Messe, acciò li concorrenti abbiano il commodo di ascoltarla...».

Dal 1792, dunque, i parroci di Carignano celebrano la Messa nei gorni festivi e solennizzano la festività di San Rocco. Ricorrenza che risultava particolarmente attesa e sentita sino a qualche decennio fa, quando molti fedeli dei paesi limitrofi e delle vicine montagne, seguendo il corso del Baganza, confluivano al Casale per partecipare alla solenne processione in onore di San Rocco ed esprimere così la loro gande e sincera devozione: frutto di una fede ben salda e radicata, che purtroppo oggi ben raramente osserviamo nelle nuove generazioni.

I danni causati dagli agenti atmosferici e dal terremoto del 9 novembre 1983 avevano compromesso seriamente tutto quanto l'interno e il prezioso trittico (2).

Nellestate 1985 ebbero inizio i lavori di restauro al pregevole sacro edificio, resi possibili grazie al contributo degli Artisti Parmensi e a quello elargito dal fondo per le chiese terremotate. Si è provveduto pertanto al rifacimento del tetto, al restauro e al consolidamento del campanile, al tinteggio esterno e interno ed alla disposizione dell'altare secondo le nuove norme liturgiche. I lavori, portati a termine in breve tempo e inaugurati l'8 dicembre 1985 alla presenza del vicario generale della diocesi mons. Franco Grisenti, hanno suscitato l'apprezzamento e il plauso dei parrocchiani, ma anche di coloro che, per nascita o per «elezione», hanno tuttora un legame affettivo con il Casale.

Tornato dunque a risplendere di nuova luce, l'Oratorio di San Rocco viene ulteriormente ad arricchire, quale prezioso gioiello «salvato» ma non ancora del tutto riscoperto, il già cospicuo patrimonio storico-artistico della vallata.

 

 

(1) L'affresco posto sulla parete interna della porta d'ingresso, secondo alcuni, è da attribuire a Francesco Tacconi da Cremona; secondo Lucia Fornari Schìanchi è, invece, attrifluibile «alla Famiglia Loschi, a Jacopo soprattutto (Parma 1425-Carpi 1503), verso gli anni sessanta-settanta del quattrocento» (Gazzetta di Parma, 19 settembre 1986, p. 3). La raffigurazione sembra essere un facondo compendio delle verità fondamentali deila fede cristiana; unità e trinità di Dio, incarnazione, passione, morte e risurrezione di Cristo. Il riquadro centrale, infatti, raccoglie in unità, le tre figure del Padre (nella mandorla interrotta dall'arco), il Figlio sulla croce e lo Spirito Santo che esce dalle mani del Padre in forma di colomba; i due quadranti, con l'Angelo annunciante e la Vergine verso la quale vola la colomba,  rappresentano l'incarnazione, mentre il Crocifisso è l'evidente immagine della passione e della morte, e gli angeli adoranti alludono alla divinità del morto, che trionferà nella risurrezione. L'affresco è stato restaurato nel 1986 sotto il patrocinio dell'Inner Wheel di Parma Est, per opera del dott. Marco Sarti di Bologna e con la direzione della Soprintendenza per i beni artistici e storici di Parma.


(2) Sul problema del salvataggio dell'0raI:orio di San Rocco, v. Gazzetta di Parma, 4-11-84, p. 10; Vita N1to'i¤a, 23-3-B5, p. 8.

   


Chiesa di San Michele Gatti - Felino (PR)

Questa chiesa è ricordata in una bolla di Papa Lucio II in cui figura di proprietà del Monastero di San Giovanni nel 1144 e pure in una bolla dell'anno seguente che ne riconfermano la proprietà. Anche'essa appare sul "Capitulum seu Rotulus Decimarum" del 1230. La chiesa tradisce una certa vetustà, rifatta in epoca barocca.

Il pittore Latino Barilli nel 1923 dipinse sulla facciata la commemorazione dei caduti i Santi Pietro e Paolo e nell'interno della chiesa, in fondo all'abside, il proprietario della chiesa, ora coperto da una pala. Altri dipinti si possono ammirare nell'interno: il riposo in Egitto, dipinto ad olio su tela databile alla fine del XVII secolo; Madonna, dipinto ad olio di scuola parmigiana della fine del secolo XVI; Madonna e Santi, dipinto ad olio di scuola parmigiana dell'inizio del XVIII secolo; Natività, dipinto ad olio di scuola eclettica di Annibale Carracci della prima metà del XVIII secolo.

   


Nel 1105 Papa Pasquale II donò ai Benedettini la Chiesa di S.Michele. Nel 1564 è attestata come "chiesa curata" tenuta al versamento delle decime al Vescovo di Parma. Il priorato era poi unito all'Hospitale Ulmazzoli e sino ai primi dell'800 rimase all'ordine Benedettino. Nei pressi sorgeva un oratorio barocco dedicato a S. Caterina da Siena e a S. Francesco di Paola, poi detto di S. Anna. Fu completamente trasformato nel XVII secolo. All'interno un dipinto a olio su tavola di scuola parmigiana della prima metà del XVI sec. (Vergine col Bambino e i SS. Michele e Antonio) e nel presbiterio un altare in legno della prima metà del XVII secolo.



La chiesa Di S.Michelino è ricordata in una bolla di Papa Lucio II in cui figura di proprietà del Monastero di S.Giovanni nel 1144 e pure in una bolla dell'anno seguente che ne riconfermano la proprietà. La chiesa tradisce una certa vetustà, rifatta in epoca barocca.



Chiesatta di pietra ben conservata, fatta erigere verso il 1740 dal conte Apiani, è situata a circa due Km dalla parrocchiale di S. Ilario Baganza.



La caratteristica di questo parco è la presenza di monoclima favorevole alla coltivazione di piante tipicamente mediterranee come lecci, ulivi e capperi.

Nei pressi della villa sono presenti essenze molto interessanti quali un superbo esemplare di abete di Spagna, un grosso abete del Caucaso e una sequoia con la cima rovinata da un fulmine.

I vialetti sono delimitati da siepi di bosso. Sono inoltre presenti vari esemplari di gelso che formano un bel filare. Una parte molto interessante di questo parco è sicuramente il "Pettenello" dove si trova un'altra entrata alla villa; in questa località tanto conosciuta dai felinesi si trova un boschetto ricco di interessanti presenze vegetali: grossi esemplari di castagni, aceri, cipressi, sambuchi neri, olmi, querce, pini neri, noci americane.



Un lungo muro di cinta, che segue i primi dolci declivi del paese di Felino, racchiude l'ampio e splendido parco della Villa Caumont Caimi, cosparso di gruppi di pregevoli essenze. L'andamento del terreno su cui sorge il parco, in parte è pianeggiante in parte si inerpica dolcemente sui primi dossi collinari, dove, fino a non molto tempo fa, vi era un vigneto di viti francesi di Sauvignon. Le essenze più interessanti sono rappresentate da specie di conifere, che frammiste a latifoglie, notevoli anch'esse per dimensioni e portamento conferiscono al parco un aspetto accogliente anche durante il periodo invernale, quando tutti gli altri alberi sono spogli. Sul lato destro della villa, due sequoie attirano l'attenzione anche del profano. Esse sono ben inserite in un gruppo policromo formato da due cedri, due querce ed un bell'esemplare di acero campestre dall'ampissima chioma.

Accanto a questo gruppo si trova un maestoso esemplare di abete rosso, un albero molto diffuso nei giardini, ma difficile a vedersi nella piena integrità così come è stata conservata in questo esemplare, con i rami più bassi adagiati sul terreno, indice del rispetto per la sua forma originaria.

Le sequpie viventi nel parco hanno ltre un secolo di età: vi furono impiantate poco dopo la loro introduzione in Europa, che avvenne nel 1845.

Si tratta di alberi di dimensioni notevoli, che, nel loro paese d'origine, la California, possono superare i 100 mt. di altezza e posseggono una corteccia rossastra molto spessa.

In una delle ultime propaggini boschive del parco, nascosta da altre piante, cresce un'altra conifera esotica, (della famiglia delle Pinacee, originaria delle regioni fredde del Nordamerica) la Tsuga canadensis, che è simile nell'aspetto ai nostri abeti.

Inoltre esistono nel parco diversi esemplari di Cryptomeria japonica, di Taxodium disticum e di tassi particolarmente interessanti per la diversità di habitat da cui provengono, si hanno inoltre altre piante del gruppo delle conifere: un abete di Spagna, un abete greco. Fra le latifoglie, un gigantesco platano, anch'esso rispettato nella sua forma, trova, in piena luce, lo spazio per una crescita libera, senza costrizioni e drastiche potature.

Infine al limite del parco sui primi pendii si trova un piccolo boschetto di castagni.




Il Museo del Salame, che del lontano feudo porta il nome, e che fa parte, come sezione distaccata, dei Musei del Cibo della Provincia di Parma.
È ospitato nelle antiche cucine e dispense alimentari e offrirà ai visitatori un interessante viaggio nella storia e nell'arte della macellazione del suino e della produzione del prezioso salume locale, fra mille curiosità, aneddoti e testimonianze di una tradizione che risale ad almeno due secoli fa.
Tanto lunga è la vita di questa leccornia dal gusto dolce e dal profumo delicato? Sì, perché Felino – ci confida il professor Mario Zannoni, curatore della mostra permanente – fu il più antico centro di produzione salumiera di tutta la Provincia di Parma e solo successivamente si aggiunsero altri borghi come San Secondo, Langhirano e Zibello.

Come in passato, ancora oggi il salame di Felino viene realizzato ad arte da esperti Mastri Salumai che, dopo un'attenta ed accurata selezione delle carni, un taglio preciso e una lavorazione assolutamente tradizionale, lo consegnano alla stagionatura lenta e naturale la quale, abbinata al clima e alla brezza delle dolci colline parmensi, gli conferisce l'inconfondibile e inimitabile fragranza. Il professor Zannoni, esperto di storia della gastronomia locale e curatore degli altri due Musei del Cibo della Provincia di Parma (quello del Parmigiano Reggiano a Soragna e quello del Prosciutto a Langhirano), ha concepito questo nuovo percorso espositivo in diverse sezioni "vive": l'arte e gli oggetti della norcineria, ovvero il rito della macellazione del "gozen", le attrezzature e i segreti del taglio delle carni, le spezie e la salatura, i luoghi della stagionatura fino ad arrivare al consumo e all'impiego gastronomico di Sua Bontà il Salame.

Strumenti per l'uccisione del maiale, mannaie e coltelli, tritacarne, insaccatrici faranno bella mostra di sé accanto ad una selezione di immagini e foto d'epoca, completata da presenze... più moderne, come video e filmati sulla produzione del mitico insaccato.

Allora, per conoscere tutto del Salame di Felino non vi resta che venire a trovarci, con l'acquolina in bocca, in una tappa obbligata sulla Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma, tutta da gustare, fetta dopo fetta...

Museo del Salame di Felino
c/o Castello di Felino
Strada al Castello, 1
43035 Felino (PR)

Informazioni
Museo del Salame

Tel.: ++39-0521-831809 / 821139

Fax: ++39-0521-821139

Prenotazioni
Tel.: 333-2362839
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Chi volesse approfondire le sintetiche informazioni che qui vengono fornite, potrebbe consultare l'opera di Marco Pellegri "Il castello di Felino nella storia e nell'arte" edito nel 1950 a cura dell'Amministrazione Comunale di Felino, da cui abbiamo ricavato parte delle notizie suesposte.